Iperammortamento 2026–2028: cosa cambia davvero per le imprese.

Dopo mesi di attesa, il nuovo quadro operativo dell’iperammortamento prende finalmente forma.
Il decreto attuativo collegato alla Legge di Bilancio 2026 definisce in modo più chiaro modalità, tempistiche e requisiti per accedere all’incentivo, introducendo anche alcune novità rilevanti rispetto alle versioni precedenti.

Un percorso normativo più complesso del previsto

L’iter del decreto non è stato lineare. Una prima versione era stata messa da parte per risolvere un nodo importante: il vincolo geografico sulla produzione dei beni agevolabili. In origine, infatti, si prevedeva che questi dovessero essere realizzati all’interno dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo.
Le pressioni delle imprese hanno portato alla rimozione di questo limite, consentendo così una maggiore flessibilità negli approvvigionamenti. Questo passaggio ha inevitabilmente ritardato l’entrata in vigore della misura, ma ha anche permesso di chiarire diversi aspetti rimasti inizialmente ambigui.

Quando un investimento è considerato valido

Uno degli elementi centrali riguarda la definizione del momento in cui un investimento può essere considerato “effettuato”. Non conta la data dell’ordine, bensì quella di consegna del bene.
Questo significa che anche investimenti avviati nel 2025 possono rientrare nell’agevolazione, purché completati (cioè consegnati) a partire dal 1° gennaio 2026. La finestra temporale utile si estende fino al 30 settembre 2028.
Per gli interventi legati all’energia rinnovabile, invece, il riferimento diventa la conclusione dei lavori.

Il concetto di struttura produttiva

Tutte le comunicazioni e gli adempimenti ruotano attorno alla cosiddetta “struttura produttiva”, ovvero l’unità organizzativa in cui vengono realizzati gli investimenti.
Si tratta di uno o più stabilimenti o unità locali, anche contigui, che condividono autonomia operativa e finalità produttive o di servizio. È su questo perimetro che vengono tracciati gli investimenti e gestite le richieste di accesso all’incentivo.

Come si accede al beneficio: un processo in più fasi

Per ottenere l’iperammortamento, le imprese devono seguire una procedura articolata, scandita da più comunicazioni.
Si parte con una fase iniziale in cui si dichiarano gli investimenti previsti, indicando caratteristiche e importi. A questa segue una conferma, da inviare entro tempi definiti, che attesta l’effettivo impegno economico (almeno il 20% del valore del bene).
Infine, una volta completato l’investimento e interconnessi i beni, si procede con la comunicazione conclusiva. Solo a questo punto è possibile iniziare a beneficiare dell’agevolazione.
Un aspetto interessante è la possibilità di chiudere anche solo parte degli investimenti dichiarati inizialmente, accedendo così al beneficio in modo progressivo.

Incentivo: come funziona in concreto

Il vantaggio consiste in una maggiorazione del costo fiscalmente ammortizzabile:
• +180% fino a 2,5 milioni di euro
• +100% tra 2,5 e 10 milioni
• +50% tra 10 e 20 milioni

L’utilizzo dell’incentivo segue i normali piani di ammortamento, a partire dall’anno in cui il bene viene interconnesso.
Un punto importante: i limiti si applicano su base annuale e non sull’intero periodo triennale.

Attenzione alla perdita del beneficio

Il diritto all’agevolazione può venire meno, in tutto o in parte, in alcune situazioni. Ad esempio:
• vendita del bene agevolato
• trasferimento all’estero della struttura produttiva
Tuttavia, è possibile mantenere il beneficio se il bene viene sostituito nello stesso periodo con uno equivalente o tecnologicamente superiore.

Leasing e software: cosa sapere

Per i beni acquisiti in leasing, l’agevolazione si applica alla quota capitale dei canoni.
Per quanto riguarda i software in modalità “as-a-service”, il beneficio è riconosciuto anche sui canoni, ma limitatamente alla quota di competenza del periodo agevolato.

Obblighi documentali più stringenti

Una delle novità più rilevanti riguarda la documentazione richiesta. La perizia tecnica asseverata diventa obbligatoria per tutti gli investimenti, indipendentemente dal valore.
A questa si aggiunge una certificazione contabile che attesti la correttezza delle spese sostenute.
Questi requisiti rendono il processo più rigoroso, ma anche più strutturato e controllabile.

Spazio anche all’energia rinnovabile

Il nuovo iperammortamento apre in modo significativo agli investimenti legati all’autoproduzione energetica.
Sono incentivati, tra gli altri:
• impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili
• sistemi di accumulo
• infrastrutture di supporto e trasformazione
• impianti per energia termica destinata ai processi produttivi
Un elemento distintivo è che questi investimenti possono essere agevolati anche in modo indipendente rispetto ai beni “Industria 4.0”.

Dimensionamento e limiti

Gli impianti devono essere proporzionati ai consumi della struttura produttiva, con un limite massimo del 105% del fabbisogno energetico.
Sono inoltre previsti tetti di costo per alcune tecnologie, come i sistemi di accumulo.

Controlli e verifiche

Il GSE ha il compito di verificare la correttezza delle richieste e il rispetto dei requisiti tecnici.
Le imprese devono quindi conservare tutta la documentazione relativa agli investimenti, inclusi contratti, fatture, perizie e certificazioni. In caso di irregolarità, l’agevolazione può essere revocata, con recupero delle somme e applicazione di sanzioni.